COME COSTRUIRE UN RECINTO DI PRE LIBERTÀ

Dopo aver trascorso l’inverno in cattività i ricci devono passare un periodo di ambientamento in un recinto in giardino per poter riacquistare i loro istinti selvatici.

Devono di nuovo essere in grado di cacciare, di farsi il nido, di vivere di notte e dormire di giorno e devono temere l’uomo.

In questa fase che dura circa due settimane dovremo minimizzare il contatto con loro lasciando il cibo di giorno, quando dormono, e osservare il loro comportamento la sera da lontano per verificare che stiano riacquistando la loro natura selvatica.

Il metodo più semplice per fare un recinto è quello di utilizzare le onduline di plastica.

Il recinto deve avere buone dimensioni, almeno 3x4metri, ma se è più grande è meglio ancora. I ricci hanno bisogno di tanto spazio per muoversi, scavare, esplorare e cercare insetti.

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La lamina di plastica deve essere larga 1 metro, di cui una parte di 10-15 centimetri va interrata per evitare che i ricci scavino e fuggano. Quindi il recinto rimane alto almeno 80-90 cm per evitare che i ricci scavalchino e per impedire ai predatori, tipo cani, tassi e volpi, di entrare.

I ricci devono essere ben protetti perché se entra un predatore in un recinto chiuso non hanno alcuna possibilità di fuga.

Per interrare la palizzata basta fare una scanalature profonda 15 cm con una zappa.

Una volta interrata la lamina sarebbe opportuno mettere una fila di mattonelle di cemento lungo il bordo interno della recinzione e poi vanno coperte con la terra. In questo modo si impedisce ai ricci di scavare.

Per fissare il recinto bisogna utilizzare dei tondino da carpentiere, tipo quelli che usano per fare i pilastri delle case. Devono essere lunghi almeno 1,2 metri e vanno utilizzati come picchetti che vengono conficcati lungo il bordo esterno della palizzata alla distanza di 1 metro uno dall’altro. Vanno poi fissati alla plastica utilizzando un fil di ferro che viene fatto passare attraverso 2 buchi nella parete del recinto e attorno al tondino.

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Il recinto va posizionato in un punto ombreggiato del giardino e all’interno vanno piazzate una o più casette sopraelevate di 3-4 centimetri per evitare che si allaghino quando ci sono forti temporali. Si può utilizzare allo scopo una mattonella di cemento o dei mattoni messi vicino come se fossero un pavimento e poi va posizionata la casetta sopra.

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É indispensabile una buona e ampia copertura di plastica sopra le casette per proteggerle dalla pioggia.

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Le casette devono essere grandi, con un legno spesso almeno 1 cm di multistrato o abete e vanno riempite di foglie secche, furbo e paglia.

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Bisogna lasciare anche un mucchietto di foglie e fieno fuori dalla casette in modo che i ricci lo utilizzino per completare il nido.

Oltre a lasciare acqua e cibo nelle ciotole, bisogna spargere un po’ di crocchette nella recinto in modo da stimolare i ricci a cercarle. È utile dare anche un pochino di prede vive, tipo camole della farina, 5-6 al giorno per soggetto. Non bisogna darne tante perché possono dare problemi metabolici.

Al termine delle 2 settimane, se il riccio dimostra di essersi inselvatichito possiamo aprire il recinto e lasciarlo andare.

È fondamentale per la sua sopravvivenza che posizioniamo fuori dal recinto una mangiatoia con crocchette tutte le sere e un bel sottovaso pieno d’acqua di fianco.

Questo garantirà a tutti gli animali rilasciati un supplemento di cibo nel caso in cui non fossero in grado di trovare abbastanza prede.

Sono tempi difficilissimi per gli animali selvatici. Pensate che in 30 anni l’uomo ha spazzato via tre l’80% dei mammiferi del pianeta. I ricci come tanti altri animali si stanno estinguendo ma se noi li aiutiamo rendendo i nostri giardini più naturali, lasciando cespugli, prati con l’erba alta fino alla fioritura, alberi, uno stagno e acqua e cibo costanti daremo loro la possibilità di sopravvivere.

Ricordatevi che senza animali e alberi noi non possiamo assolutamente vivere.

Se sparirà la biodiversità ci estingueremo presto anche noi, pensate all’esempio delle api.

Cerchiamo di coinvolgere il maggior numero possibile di persone ad aiutare gli animaletti che vivono nei nostri giardini. Un piccolo passo fatto da molti può determinare un risultato enorme.

MANGIATOIA PER RICCI


Per somministrare il cibo ai ricci che girano nel nostro giardino è necessario allestire una mangiatoia di legno con una piccola apertura in modo da impedire l’accesso a cani, gatti e altri animali .

La via più comoda e veloce è quella di utilizzare una scatola di legno, tipo da 6 bottiglie di vino, alla quale si pratica un’apertura 10×10 cm nel lato più stretto come indicato nella foto.

Poi si posiziona la mangiatoia in una parte tranquilla del giardino, possibilmente sotto un cespuglio, in modo da permettere ai ricci di arrivarci agevolmente. E’ bene porre un telo di nylon antipioggia sulla parte superiore della mangiatoia e stabilizzarla mettendovi sopra dei mattoni, per evitare che cani e gatti la muovano o la capovolgano nel tentativo di raggiungere il cibo.

Il cibo, crocchette per gattini a base di pollo, va messo alla sera, in una ciotola, al fondo della mangiatoia, dalla parte opposta all’ingresso per impedire che i gatti possano raggiungerlo Nello stesso tempo va posizionato un sottovaso grande e basso, tipo quelli verdi, pieno di acqua fresca, di fianco alla mangiatoia. L’acqua è un elemento fondamentale per la sopravvivenza e i ricci spesso faticano a trovarla. Bisogna mettere una pietra all’interno del sottovaso per evitare che venga capovolto.

In alternativa alla scatola di legno si può utilizzare una scatola di plastica grande tipo quelle da cucina con il coperchio utilizzate per mettere gli asciugamani. Bisogna anche in questo caso praticare un buco di 10×10 cm nel lato più stretto.Per evitare che gatti piccoli entrino è necessario mettere un mattone all’interno della scatola di plastica, davanti all’ingresso, distanziato di 10 cm dall’apertura.

IL GIARDINO IDEALE PER I RICCI


Oggi desidero darvi due dritte su come creare un giardino ideale per i ricci e per tanti animaletti selvatici.
Siamo in un’epoca in cui la razza umana sta’ rapidamente distruggendo tutto, ma noi possiamo fare tanto per proteggere la natura.
Iniziamo dai nostri giardini e poderi.
Ora che la primavera si avvicina, iniziamo a piantare un po’ di cespugli, tipo biancospino, ligustro, sambuco, more e lamponi, che sono un ottimo rifugio per i ricci e tanti piccoli uccelli.
Mettiamo a dimora anche qualche albero da frutta di varietà antiche resistenti a siccità e malattie.
Manteniamo un’area di prato con l’erba alta fino alla fioritura che attira insetti e farfalle.
Creiamo piccolo stagno con i bordi pianeggianti come fonte d’acqua, che e’ bellissimo anche esteticamente.
Lasciamo alcuni cumuli di foglie e fieno in un’angolo del giardino, ottimo posto per fare il nido. Molto gradita e’ anche una bella legnaia, fatta di ceppi posti sopra un bancale ricoperto da un telo.
Meravigliose e molto utili sono le case per gli insetti.
Basta sovrapporre alcuni bancali, coprirli con un telo antipioggia e infilarci in mezzo, mattoni bucati, canne di bambù tagliate, ceppi di legno, foglie, fieno, paglia, pigne in modo da creare anfratti.
Lasciate in un angolo una mangiatoia per i ricci sempre provvista di crocchette e alcuni sottovasi bassi e larghi pieni d’acqua (mettere una pietra dentro per stabilizzare).
Mettete anche qualche nido e mangiatoia per gli uccelli e ovviamente cibo anche per loro.
Praticate piccoli buchi 10×10 cm in ogni lato della recinzione in modo che i ricci possano entrare.
Non usate mai lumachicidi, pesticidi, erbicidi e rodenticidi.
Più l’ambiente sara’ sano per gli animali più manterrete un equilibrio che gioverà tantissimo alla vostra salute.
E perché no, magari fatevi un bell’orto biologico che vi aiuterà a rilassarvi e a tonificare lo spirito oltre che a fornire cibo sano.
E’ tempo ben speso, pensateci…

GESTIONE DEI RICCI DURANTE L’INVERNO

I ricci sottopeso o malati recuperati in autunno devono essere tenuti al caldo e curati per poi essere liberati in primavera.

Devono essere soccorsi e portati ad un CRAS, centro di recupero di fauna selvatica, tutti i ricci che da novembre in poi pesano meno di 400 grammi perché troppo piccoli per superare l’inverno. E ovviamente tutti quelli magri e ammalati di ogni peso.

È molto importante che quando i ricci arrivano vengano sottoposti sistematicamente ad un esame delle feci per verificare la tipologia ed il carico di parassiti polmonari da cui sono affetti. In tal modo si potrà calibrare la giusta terapia. Spesso i piccoli nati a inizio autunno per poter sopravvivere sono costretti a cibarsi di lumache e lumaconi, che sono vettori di Crenosoma e Capillaria, due parassiti che colpiscono polmoni, il primo, e intestino, il secondo, causando gravi patologie che debilitano l’animale fino a farlo soccombere.

È fuori di dubbio che le cucciolate autunnali siano più deboli e malate rispetto a quelle primaverili.

Dopo aver sottoposto gli animali affetti da parassiti e da infezioni secondarie ad apportuni trattamenti e bene cercare di metterli in condizione di andare in letargo.

Non appena viene terminata la terapia bisogna eseguire nuovamente l’esame delle feci per essere sicuri di aver debellato i parassiti.

Il riccio va tenuto da solo in una grande gabbia per conigli (1m lunghezza x0, 5m larghezza) , a temperatura di almeno 18 gradi fino a quando non è perfettamente guarito.

Appena raggiunge il peso di 650-700 grammi può essere messo in un box in un ambiente non riscaldato o recinto esterno, con tanto di casetta ben coibentata e protetta da pioggia e neve, in modo che possa andare in letargo.

La casetta va riempita bene di foglie secche, fieno e paglia che va lasciata anche i parte nel recinto in modo che il riccio la usi per perfezionare il nido.

Bisogna sempre lasciare acqua e crocchette per tutto l’inverno.

É molto importante che i ricci che hanno raggiunto il peso adatto (650 gr) vadano in letargo.

In questo modo evitiamo che ingrassino troppo e arrivino alla primavera obesi.

Inoltre il letargo consente loro di ridurre lo stress da cattività e di limitare il contatto con gli umani.

I ricci devono mantenere il loro comportamento selvatico ed essere diffidenti nei confronti dell’uomo.

Appena arriva la primavera, il clima diventa mite cioè la temperatura supera i 10 gradi sia di giorno che di notte e i ricci si svegliano dal letargo è necessario spostare fuori in grandi recinti esterni tutti quelli che hanno passato il letargo in casa.

Il periodo di stabulazione nei recinti esterni deve durare circa 2 settimane per permettere ai ricci di riadattarsi al clima esterno e alla vita selvatica.

Le dimensioni dei recinti devono essere di almeno 3mx5m e all’interno ci deve essere un manto erboso con cespugli che riproduce il loro habitat naturale.

Il recinto deve essere ombreggiato e in un posto tranquillo del giardino.

Le pareti della recinzione devono essere di plastica o legno liscio, alte almeno 80 cm-1 m ed interrate di 10 cm per evitare che i ricci fuggano o che entrino dei predatori.

Bisogna inoltre mettere una casetta di legno con un bel tetto ampio di plastica per la pioggia.

La casetta va posta in posizione sopraelevata di qualche centimetro rispetto al terreno per evitare che si allarghi in caso di pioggia.

All’occorrenza si possono usare mattoni o una lastra di cemento.

Durante il periodo di preliberta’ bisogna evitare il contatto con i ricci il più possibile.

In ciascun recinto vanno posti pochi animali e divisi per sesso. Mai mettere insieme maschi e femmine.

I maschi dopo un certo periodo tendo a litigare tra di loro e a mordersi.

Ecco perché non bisogna tenerli oltre le due settimane nei recinti. Durante questo periodo bisogna constatare da lontano il loro compartimento.

Dobbiamo osservare e accertarsi che abbiamo l’istinto di farsi il nido, di dormire di giorno ed essere attivi la notte, di cacciare gli insetti e di appallottolati in presenza del pericolo e dell’uomo.

Se riveliamo delle anomalie di comportamento possiamo mettere il riccio in un recinto da solo e verificare se le cose migliorano.

Daremo delle crocchette per gattini sparse nel recinto e insetti morti tipo grilli, blatte e camole della farina vive (in poca quantità le camole, 3-4 al giorno.

COSA FARE QUANDO SI INCONTRA UN RICCIO FERITO

Spesso i ricci si trovano in difficolta’ a causa dell’uomo. Molti di loro vengono investiti dalle auto mentre cercano di attraversare la strada, altri vengono tagliati o mutilati dai decespugliatori e dalle frese, molti vengono aggrediti e dilaniati dai cani, altri rimangono intrappolati nelle gabbie di cattura per i topi o peggio nella colla.

Come ci accorgiamo che un riccio e’ in difficolta’ ed ha bisogno di aiuto?

  1. Se lo troviamo fermo in mezzo alla strada. Accertiamoci sempre che non sia ferito, cioe’ che non abbia tracce di sangue al naso, alla bocca o sul corpo. Se sta’ bene di solito si chiude a formare una bella pallina tonica non appena ci avviciniamo. Se invece rimane aperto, coricato su un lato significa che e’ debole e quindi in stato di shock dovuto al trauma da investimento. Se quando si appallottola una zampa rimane fuori significa che non riesce a retrarla perché e’ fratturata o lesionata.
  2. Se lo troviamo DI GIORNO, fermo all’aperto, in un prato o in cortile, debole oppure barcollante, con formiche o peggio ancora mosche che gli girano intorno, oppure se camminando zoppica. (i ricci che sono all’aperto di giorno sono quasi sempre animali in difficoltà). La presenza di uova di mosca carnaria rende il caso urgentissimo. Le uova in poche ore con il caldo schiudono e danno origine a larve che letteralmente mangiano vivo l’animale. Se ci sono gia’ le larve non c’e’ un minuto da perdere, vanno immediatamente rimosse una per una con una pinzetta.
  3. Se lo troviamo intrappolato in una rete di recinzione o in qualche imballaggio di plastica, come anelli o guarnizioni di plastica che spesso gli formano un cappio attorno al torace o al collo, dal quale non riescono più a liberarsi . Spesso capita che crescendo la plastica si conficchi nei tessuti, cute e muscoli, creando dolore e infezione ( vedi foto sottostante). La presenza di uova e di larve di mosca carnaria rende il caso urgentissimo in quanto le larve penetrano nelle ferite e nella cute integra e si cibano dei tessuti dell’animale , letteralmente lo mangiano vivo.
Questo piccolo riccio e’ arrivato al centro con un anello di plastica conficcato nei tessuti attorno alla pancia. Era rimasto intrappolato per molto tempo e crescendo la plastica gli era entrata nella cute e nei muscoli causando infezione, dolore e un tremendo disagio nel movimento. Fortunatamente siamo riusciti a liberarlo e a curarlo fino alla guarigione.

4 ) Se lo troviamo ustionato come spesso capita quando diamo fuoco ai cumuli di rami e foglie o alle sterpaglie in giardino. I ricci amano fare il nido sotto i covoni di fieno o i mucchi di ramaglie e foglie o sotto la legnaia. Non bisogna mai accendere il fuoco senza prima controllare che non ci sia il nido dei ricci o di altri animali. E’ una vera propria barbarie dare il fuoco alle sterpaglie e lungo i pendii per eliminare i cespugli e le erbe infestanti per fare ‘ordine’ e ‘pulito’, perché possiamo bruciare vivi tanti animaletti che non hanno la possibilita’ di scappare come i ricci.

Un riccio gravemente ustionato, nelle due foto soprastanti. Si nota chiaramente un’area elissoidale in cui gli aculei sono stati bruciati e la lesione grave alla cute.

5) Se troviamo un riccio attaccato da un cane. Bisogna sempre accertarsi che non abbia ferite anche minuscole che risultano poco visibili tra gli aculei. Cerchiamo eventuali tracce di sangue. Il morso del cane di solito lascia le impronte dei denti ai due lati opposti del corpo del riccio. Ad esempio se c’è una ferita sul lato sx dell’addome bisogna controllare il lato dx. Se il riccio è ferito anche minimamente va tenuto sotto osservazione ed eventualmente va fatto un antibiotico perché il morso del cane può portare infezioni gravi e una volta lasciato andare il riccio può morire di setticemia qualche giorno dopo. La ferita va disinfettata delicatamente con betadine diluito al 50 % con soluzione fisiologica evitando le parti vicino agli occhi. Successivamente ai applica una pomata antibiotica, tipo gentalin normale. Va controllato anche il cane che non abbia ferite in bocca.

Raccomando sempre quando si trova un riccio ferito di immediatamente raccoglierlo, usando un panno per non pungersi, e di metterlo in uno scatolone con accanto una boule dell’acqua calda avvolta da un asciugamano di spugna. Insisto sul fatto di portarlo subito senza perdere tempo ad un centro di recupero di fauna selvatica perché potrebbe avere un’infezione ad uno stadio avanzato oppure le larve di mosca carnaria. Conviene sempre coprire la scatola con una rete antimosche per evitare che depositino le uova sulla ferita.

ALIMENTAZIONE DEI RICCI

I ricci sono insettivori onnivori. La loro dieta base è costituita per lo più da scarafaggi, millepiedi, forcelline, lombrichi e in minor misura da lumache, lumaconi, uova di uccelli, carcasse di animali, frutta, radici di erbe e vegetali.

Spesso troviamo i ricci a mangiare il cibo dei cani e dei gatti nei nostri giardini. Purtroppo l’uomo ha distrutto gran parte del loro habitat costituito da cespugli, sotto i quali si rifugiano, e da prati dove trovano gli insetti.

L’uso abbondante e scellerato di pesticidi e di erbicidi in agricoltura e giardinaggio ha spazzato via gran parte della popolazione di insetti che sono il loro cibo favorito.

Per questi motivi i ricci si sono adattati a vivere in citta’ e nei giardini e a cibarsi degli avanzi .

Che cosa possiamo fare per aiutarli? Lasciamo sempre una ciotola di acqua fresca e una di crocchette o umido per gattini, possibilmente a base di pollo o manzo e non di pesce (un sapore che non gradiscono molto).

E’ opportuno mettere il cibo in una mangiatoia di legno con un buco quadrato di ingresso di 10×10 cm di lato, in modo da permettere solo al riccio di entrare ed evitare l’accesso a cani e gatti.

Si puo’ utilizzare una scatola di legno, tipo quelle da 6 bottiglie di vino, alla quale si pratica il buco di ingresso nel lato piu’ stretto.

Va poi riposta sotto un cespuglio in un punto tranquillo del giardino, coperta da un telo di nylon per la pioggia e stabilizzata mettendoci sopra dei mattoni.

Fuori dalla mangiatoia lasciamo sempre un sottovaso basso pieno d’acqua con una pietra dentro per evitare che venga capovolto.

Le crocchette secche si conservano per 3-4 giorni fuori all’umidita’ poi se non vengono mangiate bisogna sostituirle.

Noi di solito consigliamo di usare una marca di crocchette per gattini, cioe’ di piccola pezzatura, in modo che siano piu’ facili da masticare. Scegliete sempre delle marche di buona qualità se possibile per non creare problemi epatici e digestivi ai ricci.

Si possono aggiungere alla dieta sopraindicata anche uova sode, ogni tanto, carne di pollo bollita senza condimenti, carne tritata scottata, qualche pezzo di mela, pera (da evitare la frutta troppo zuccherina come le banane).

CI SONO ALCUNI ALIMENTI ASSOLUTAMENTE DA EVITARE:

-IL LATTE DI MUCCA (sia i ricci lattanti che quelli adulti non lo digeriscono e possono morire di indigestione e pancia gonfia)

-IL PANE, che forma una massa stopposa che puo’ rimanere conficcata nella gola.

-LA FRUTTA SECCA, tipo noci, nocciole, mandorle (tossiche), uva passa, ecc., perché puo’ rimanere conficcata nella gola e nel palato.

Da evitare anche di dare LE CAMOLE DELA FARINA E DEL MIELE, perché possono creare uno squilibrio metabolico del calcio con conseguenti assottigliamento e deformazione delle ossa che possono addirittura fratturarsi. Spesso vengono utilizzate per stimolare il riccio a cacciare le prede vive. In ogni caso le camole vanno date in piccole quantità. I ricci ne sono ghiotti e se si abituano si corre il rischio che non mangino più nient’alto.

Lasciare del cibo ai ricci è un modo utile per aiutarli. Spesso si trovano in difficoltà come all’inizio della primavera, quando si sono appena svegliati dal letargo e sono molto debilitati. Oppure in estate quando l’acqua e gli insetti scarseggiano e ancora in autunno quando molti di loro sono sottopeso e non trovano più insetti.

CUCCIOLATE TARDIVE IN AUTUNNO

Un cucciolo recuperato nel mese di novembre. Si può facilmente notare la sua taglia minuscola e il suo evidente stato di magrezza.

Il riscaldamento globale sta’ causando gravissimi problemi agli animali selvatici.

La stagione riproduttiva dei ricci si è in questi ultimi due decenni dilatata fino all’inizio dell’autunno. Fa molto più caldo e le femmine danno alla luce una seconda cucciolata verso fine agosto e settembre. I piccoli che nascono in questo periodo non hanno più a disposizione una quantità sufficiente di insetti, la loro dieta base, per acquisire un peso sufficiente per andare in letargo e superare l’inverno.

In base alle linee guida degli esperti del settore, il peso minimo per andare in letargo dovrebbe essere di almeno 600 grammi.

E’ inoltre molto importante tenere in considerazione lo stato di magrezza dell’animale, che viene valutato dal rapporto tra la circonferenza trasversale e quella longitudinale dell’animale quando è appallottolato (indice di Bunnel).

In pratica piu’ l’animale ha una silhouette arrotondata piu’ e’ in buone condizioni di ingrassamento ( per capirci, dalla forma di un uovo a quella di una palla).

Più il riccio è denutrito invece più la sua sagoma, quando è appallottolato, diventa stretta e lunga, tipo pallone da rugby.

Quest’anno, più degli anni passati, abbiamo riscontrato un numero elevato di cuccioli ancora svegli ed attivi in tardo autunno e addirittura in pieno inverno. Il loro peso spesso non raggiunge nemmeno i 500 grammi. La loro speranza di sopravvivenza e’ scarsissima. Molti di loro sono gravemente ammalati. Spesso all’esame microscopico delle feci troviamo un carico molto elevato di parassiti polmonari e intestinali, Capillaria e Crenosoma. Tali parassiti causano gravi forme di broncopolmonite e di enterite, che sono in molti casi fatali se non prontamente curate.

Queste infestazioni massicce sono causate dal fatto che i cuccioli in autunno per sopperire alla scarsità di insetti si trovano costretti a cibarsi di lumache e lumaconi in quantità nettamente superiore alle loro abitudini.

Le lumache e i lumaconi sono vettori dei parassiti sopracitati.

Si ritiene che il 90 % dei ricci nati in autunno non vivra’ a lungo per vedere la primavera successiva. La maggior parte di loro e’ destinata a morire di fame e di malattia.

Noi possiamo dare una mano concreta, direi decisiva, se recuperiamo questi cuccioli.

Eccovi alcune indicazioni di base da seguire quando si trova un piccolo riccio in tardo autunno:

  1. Se di peso inferiore ai 500 grammi, va subito recuperato e portato ad un centro di di fauna selvatica, dove sarà tenuto al caldo per tutto l’inverno (temperatura sopra i 18 gradi C), ben nutrito, sverminato, per poi essere liberato con un buon peso (almeno 700-800 grammi), la primavera successiva.
  2. Se di peso tra i 500 e i 600 grammi, bisogna sentire il parere di un esperto e decidere valutando le sue condizioni fisiche, l’ambiente in cui vive e il clima.
  3. sopra i 600 grammi si puo’ lasciare stare in natura, fornendogli pero’ del cibo tutte le sere, una ciotola piena di crocchette per gattini e una piena d’acqua.
  4. Vanno recuperati tutti i ricci sopra i 600 grammi se sono molto magri, se ammalati, feriti o infestati da tante zecche e parassiti esterni. Se li vediamo fermi e barcollanti durante il giorno significa che sono in difficoltà e vanno soccorsi subito. (sono animali notturni e quindi di solito iniziano ad uscire dalla tana al tramonto e rientrano all’alba).

Il valore di riferimento del peso, 600 grammi, dipende della latitudine a cui vive il riccio.

Per un animale che vive nel sud dell’Italia, il peso necessario per il letargo può essere un pochino più basso, almeno 550 indicativo.

Consigliamo di lasciare sempre un po’ di cibo per tutto l’inverno, all’interno di una mangiatoia, in modo da impedire l’accesso a cani e gatti.