COME COSTRUIRE UN RECINTO DI PRE LIBERTÀ

Dopo aver trascorso l’inverno in cattività i ricci devono passare un periodo di ambientamento in un recinto in giardino per poter riacquistare i loro istinti selvatici.

Devono di nuovo essere in grado di cacciare, di farsi il nido, di vivere di notte e dormire di giorno e devono temere l’uomo.

In questa fase che dura circa due settimane dovremo minimizzare il contatto con loro lasciando il cibo di giorno, quando dormono, e osservare il loro comportamento la sera da lontano per verificare che stiano riacquistando la loro natura selvatica.

Il metodo più semplice per fare un recinto è quello di utilizzare le onduline di plastica.

Il recinto deve avere buone dimensioni, almeno 3x4metri, ma se è più grande è meglio ancora. I ricci hanno bisogno di tanto spazio per muoversi, scavare, esplorare e cercare insetti.

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La lamina di plastica deve essere larga 1 metro, di cui una parte di 10-15 centimetri va interrata per evitare che i ricci scavino e fuggano. Quindi il recinto rimane alto almeno 80-90 cm per evitare che i ricci scavalchino e per impedire ai predatori, tipo cani, tassi e volpi, di entrare.

I ricci devono essere ben protetti perché se entra un predatore in un recinto chiuso non hanno alcuna possibilità di fuga.

Per interrare la palizzata basta fare una scanalature profonda 15 cm con una zappa.

Una volta interrata la lamina sarebbe opportuno mettere una fila di mattonelle di cemento lungo il bordo interno della recinzione e poi vanno coperte con la terra. In questo modo si impedisce ai ricci di scavare.

Per fissare il recinto bisogna utilizzare dei tondino da carpentiere, tipo quelli che usano per fare i pilastri delle case. Devono essere lunghi almeno 1,2 metri e vanno utilizzati come picchetti che vengono conficcati lungo il bordo esterno della palizzata alla distanza di 1 metro uno dall’altro. Vanno poi fissati alla plastica utilizzando un fil di ferro che viene fatto passare attraverso 2 buchi nella parete del recinto e attorno al tondino.

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Il recinto va posizionato in un punto ombreggiato del giardino e all’interno vanno piazzate una o più casette sopraelevate di 3-4 centimetri per evitare che si allaghino quando ci sono forti temporali. Si può utilizzare allo scopo una mattonella di cemento o dei mattoni messi vicino come se fossero un pavimento e poi va posizionata la casetta sopra.

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É indispensabile una buona e ampia copertura di plastica sopra le casette per proteggerle dalla pioggia.

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Le casette devono essere grandi, con un legno spesso almeno 1 cm di multistrato o abete e vanno riempite di foglie secche, furbo e paglia.

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Bisogna lasciare anche un mucchietto di foglie e fieno fuori dalla casette in modo che i ricci lo utilizzino per completare il nido.

Oltre a lasciare acqua e cibo nelle ciotole, bisogna spargere un po’ di crocchette nella recinto in modo da stimolare i ricci a cercarle. È utile dare anche un pochino di prede vive, tipo camole della farina, 5-6 al giorno per soggetto. Non bisogna darne tante perché possono dare problemi metabolici.

Al termine delle 2 settimane, se il riccio dimostra di essersi inselvatichito possiamo aprire il recinto e lasciarlo andare.

È fondamentale per la sua sopravvivenza che posizioniamo fuori dal recinto una mangiatoia con crocchette tutte le sere e un bel sottovaso pieno d’acqua di fianco.

Questo garantirà a tutti gli animali rilasciati un supplemento di cibo nel caso in cui non fossero in grado di trovare abbastanza prede.

Sono tempi difficilissimi per gli animali selvatici. Pensate che in 30 anni l’uomo ha spazzato via tre l’80% dei mammiferi del pianeta. I ricci come tanti altri animali si stanno estinguendo ma se noi li aiutiamo rendendo i nostri giardini più naturali, lasciando cespugli, prati con l’erba alta fino alla fioritura, alberi, uno stagno e acqua e cibo costanti daremo loro la possibilità di sopravvivere.

Ricordatevi che senza animali e alberi noi non possiamo assolutamente vivere.

Se sparirà la biodiversità ci estingueremo presto anche noi, pensate all’esempio delle api.

Cerchiamo di coinvolgere il maggior numero possibile di persone ad aiutare gli animaletti che vivono nei nostri giardini. Un piccolo passo fatto da molti può determinare un risultato enorme.

IL GIARDINO IDEALE PER I RICCI


Oggi desidero darvi due dritte su come creare un giardino ideale per i ricci e per tanti animaletti selvatici.
Siamo in un’epoca in cui la razza umana sta’ rapidamente distruggendo tutto, ma noi possiamo fare tanto per proteggere la natura.
Iniziamo dai nostri giardini e poderi.
Ora che la primavera si avvicina, iniziamo a piantare un po’ di cespugli, tipo biancospino, ligustro, sambuco, more e lamponi, che sono un ottimo rifugio per i ricci e tanti piccoli uccelli.
Mettiamo a dimora anche qualche albero da frutta di varietà antiche resistenti a siccità e malattie.
Manteniamo un’area di prato con l’erba alta fino alla fioritura che attira insetti e farfalle.
Creiamo piccolo stagno con i bordi pianeggianti come fonte d’acqua, che e’ bellissimo anche esteticamente.
Lasciamo alcuni cumuli di foglie e fieno in un’angolo del giardino, ottimo posto per fare il nido. Molto gradita e’ anche una bella legnaia, fatta di ceppi posti sopra un bancale ricoperto da un telo.
Meravigliose e molto utili sono le case per gli insetti.
Basta sovrapporre alcuni bancali, coprirli con un telo antipioggia e infilarci in mezzo, mattoni bucati, canne di bambù tagliate, ceppi di legno, foglie, fieno, paglia, pigne in modo da creare anfratti.
Lasciate in un angolo una mangiatoia per i ricci sempre provvista di crocchette e alcuni sottovasi bassi e larghi pieni d’acqua (mettere una pietra dentro per stabilizzare).
Mettete anche qualche nido e mangiatoia per gli uccelli e ovviamente cibo anche per loro.
Praticate piccoli buchi 10×10 cm in ogni lato della recinzione in modo che i ricci possano entrare.
Non usate mai lumachicidi, pesticidi, erbicidi e rodenticidi.
Più l’ambiente sara’ sano per gli animali più manterrete un equilibrio che gioverà tantissimo alla vostra salute.
E perché no, magari fatevi un bell’orto biologico che vi aiuterà a rilassarvi e a tonificare lo spirito oltre che a fornire cibo sano.
E’ tempo ben speso, pensateci…

GESTIONE DEI RICCI DURANTE L’INVERNO

I ricci sottopeso o malati recuperati in autunno devono essere tenuti al caldo e curati per poi essere liberati in primavera.

Devono essere soccorsi e portati ad un CRAS, centro di recupero di fauna selvatica, tutti i ricci che da novembre in poi pesano meno di 400 grammi perché troppo piccoli per superare l’inverno. E ovviamente tutti quelli magri e ammalati di ogni peso.

È molto importante che quando i ricci arrivano vengano sottoposti sistematicamente ad un esame delle feci per verificare la tipologia ed il carico di parassiti polmonari da cui sono affetti. In tal modo si potrà calibrare la giusta terapia. Spesso i piccoli nati a inizio autunno per poter sopravvivere sono costretti a cibarsi di lumache e lumaconi, che sono vettori di Crenosoma e Capillaria, due parassiti che colpiscono polmoni, il primo, e intestino, il secondo, causando gravi patologie che debilitano l’animale fino a farlo soccombere.

È fuori di dubbio che le cucciolate autunnali siano più deboli e malate rispetto a quelle primaverili.

Dopo aver sottoposto gli animali affetti da parassiti e da infezioni secondarie ad apportuni trattamenti e bene cercare di metterli in condizione di andare in letargo.

Non appena viene terminata la terapia bisogna eseguire nuovamente l’esame delle feci per essere sicuri di aver debellato i parassiti.

Il riccio va tenuto da solo in una grande gabbia per conigli (1m lunghezza x0, 5m larghezza) , a temperatura di almeno 18 gradi fino a quando non è perfettamente guarito.

Appena raggiunge il peso di 650-700 grammi può essere messo in un box in un ambiente non riscaldato o recinto esterno, con tanto di casetta ben coibentata e protetta da pioggia e neve, in modo che possa andare in letargo.

La casetta va riempita bene di foglie secche, fieno e paglia che va lasciata anche i parte nel recinto in modo che il riccio la usi per perfezionare il nido.

Bisogna sempre lasciare acqua e crocchette per tutto l’inverno.

É molto importante che i ricci che hanno raggiunto il peso adatto (650 gr) vadano in letargo.

In questo modo evitiamo che ingrassino troppo e arrivino alla primavera obesi.

Inoltre il letargo consente loro di ridurre lo stress da cattività e di limitare il contatto con gli umani.

I ricci devono mantenere il loro comportamento selvatico ed essere diffidenti nei confronti dell’uomo.

Appena arriva la primavera, il clima diventa mite cioè la temperatura supera i 10 gradi sia di giorno che di notte e i ricci si svegliano dal letargo è necessario spostare fuori in grandi recinti esterni tutti quelli che hanno passato il letargo in casa.

Il periodo di stabulazione nei recinti esterni deve durare circa 2 settimane per permettere ai ricci di riadattarsi al clima esterno e alla vita selvatica.

Le dimensioni dei recinti devono essere di almeno 3mx5m e all’interno ci deve essere un manto erboso con cespugli che riproduce il loro habitat naturale.

Il recinto deve essere ombreggiato e in un posto tranquillo del giardino.

Le pareti della recinzione devono essere di plastica o legno liscio, alte almeno 80 cm-1 m ed interrate di 10 cm per evitare che i ricci fuggano o che entrino dei predatori.

Bisogna inoltre mettere una casetta di legno con un bel tetto ampio di plastica per la pioggia.

La casetta va posta in posizione sopraelevata di qualche centimetro rispetto al terreno per evitare che si allarghi in caso di pioggia.

All’occorrenza si possono usare mattoni o una lastra di cemento.

Durante il periodo di preliberta’ bisogna evitare il contatto con i ricci il più possibile.

In ciascun recinto vanno posti pochi animali e divisi per sesso. Mai mettere insieme maschi e femmine.

I maschi dopo un certo periodo tendo a litigare tra di loro e a mordersi.

Ecco perché non bisogna tenerli oltre le due settimane nei recinti. Durante questo periodo bisogna constatare da lontano il loro compartimento.

Dobbiamo osservare e accertarsi che abbiamo l’istinto di farsi il nido, di dormire di giorno ed essere attivi la notte, di cacciare gli insetti e di appallottolati in presenza del pericolo e dell’uomo.

Se riveliamo delle anomalie di comportamento possiamo mettere il riccio in un recinto da solo e verificare se le cose migliorano.

Daremo delle crocchette per gattini sparse nel recinto e insetti morti tipo grilli, blatte e camole della farina vive (in poca quantità le camole, 3-4 al giorno.

CUCCIOLATE TARDIVE IN AUTUNNO

Un cucciolo recuperato nel mese di novembre. Si può facilmente notare la sua taglia minuscola e il suo evidente stato di magrezza.

Il riscaldamento globale sta’ causando gravissimi problemi agli animali selvatici.

La stagione riproduttiva dei ricci si è in questi ultimi due decenni dilatata fino all’inizio dell’autunno. Fa molto più caldo e le femmine danno alla luce una seconda cucciolata verso fine agosto e settembre. I piccoli che nascono in questo periodo non hanno più a disposizione una quantità sufficiente di insetti, la loro dieta base, per acquisire un peso sufficiente per andare in letargo e superare l’inverno.

In base alle linee guida degli esperti del settore, il peso minimo per andare in letargo dovrebbe essere di almeno 600 grammi.

E’ inoltre molto importante tenere in considerazione lo stato di magrezza dell’animale, che viene valutato dal rapporto tra la circonferenza trasversale e quella longitudinale dell’animale quando è appallottolato (indice di Bunnel).

In pratica piu’ l’animale ha una silhouette arrotondata piu’ e’ in buone condizioni di ingrassamento ( per capirci, dalla forma di un uovo a quella di una palla).

Più il riccio è denutrito invece più la sua sagoma, quando è appallottolato, diventa stretta e lunga, tipo pallone da rugby.

Quest’anno, più degli anni passati, abbiamo riscontrato un numero elevato di cuccioli ancora svegli ed attivi in tardo autunno e addirittura in pieno inverno. Il loro peso spesso non raggiunge nemmeno i 500 grammi. La loro speranza di sopravvivenza e’ scarsissima. Molti di loro sono gravemente ammalati. Spesso all’esame microscopico delle feci troviamo un carico molto elevato di parassiti polmonari e intestinali, Capillaria e Crenosoma. Tali parassiti causano gravi forme di broncopolmonite e di enterite, che sono in molti casi fatali se non prontamente curate.

Queste infestazioni massicce sono causate dal fatto che i cuccioli in autunno per sopperire alla scarsità di insetti si trovano costretti a cibarsi di lumache e lumaconi in quantità nettamente superiore alle loro abitudini.

Le lumache e i lumaconi sono vettori dei parassiti sopracitati.

Si ritiene che il 90 % dei ricci nati in autunno non vivra’ a lungo per vedere la primavera successiva. La maggior parte di loro e’ destinata a morire di fame e di malattia.

Noi possiamo dare una mano concreta, direi decisiva, se recuperiamo questi cuccioli.

Eccovi alcune indicazioni di base da seguire quando si trova un piccolo riccio in tardo autunno:

  1. Se di peso inferiore ai 500 grammi, va subito recuperato e portato ad un centro di di fauna selvatica, dove sarà tenuto al caldo per tutto l’inverno (temperatura sopra i 18 gradi C), ben nutrito, sverminato, per poi essere liberato con un buon peso (almeno 700-800 grammi), la primavera successiva.
  2. Se di peso tra i 500 e i 600 grammi, bisogna sentire il parere di un esperto e decidere valutando le sue condizioni fisiche, l’ambiente in cui vive e il clima.
  3. sopra i 600 grammi si puo’ lasciare stare in natura, fornendogli pero’ del cibo tutte le sere, una ciotola piena di crocchette per gattini e una piena d’acqua.
  4. Vanno recuperati tutti i ricci sopra i 600 grammi se sono molto magri, se ammalati, feriti o infestati da tante zecche e parassiti esterni. Se li vediamo fermi e barcollanti durante il giorno significa che sono in difficoltà e vanno soccorsi subito. (sono animali notturni e quindi di solito iniziano ad uscire dalla tana al tramonto e rientrano all’alba).

Il valore di riferimento del peso, 600 grammi, dipende della latitudine a cui vive il riccio.

Per un animale che vive nel sud dell’Italia, il peso necessario per il letargo può essere un pochino più basso, almeno 550 indicativo.

Consigliamo di lasciare sempre un po’ di cibo per tutto l’inverno, all’interno di una mangiatoia, in modo da impedire l’accesso a cani e gatti.