ALIMENTAZIONE DEI RICCI

I ricci sono insettivori onnivori. La loro dieta base è costituita per lo più da scarafaggi, millepiedi, forcelline, lombrichi e in minor misura da lumache, lumaconi, uova di uccelli, carcasse di animali, frutta, radici di erbe e vegetali.

Spesso troviamo i ricci a mangiare il cibo dei cani e dei gatti nei nostri giardini. Purtroppo l’uomo ha distrutto gran parte del loro habitat costituito da cespugli, sotto i quali si rifugiano, e da prati dove trovano gli insetti.

L’uso abbondante e scellerato di pesticidi e di erbicidi in agricoltura e giardinaggio ha spazzato via gran parte della popolazione di insetti che sono il loro cibo favorito.

Per questi motivi i ricci si sono adattati a vivere in citta’ e nei giardini e a cibarsi degli avanzi .

Che cosa possiamo fare per aiutarli? Lasciamo sempre una ciotola di acqua fresca e una di crocchette o umido per gattini, possibilmente a base di pollo o manzo e non di pesce (un sapore che non gradiscono molto).

E’ opportuno mettere il cibo in una mangiatoia di legno con un buco quadrato di ingresso di 10×10 cm di lato, in modo da permettere solo al riccio di entrare ed evitare l’accesso a cani e gatti.

Si puo’ utilizzare una scatola di legno, tipo quelle da 6 bottiglie di vino, alla quale si pratica il buco di ingresso nel lato piu’ stretto.

Va poi riposta sotto un cespuglio in un punto tranquillo del giardino, coperta da un telo di nylon per la pioggia e stabilizzata mettendoci sopra dei mattoni.

Fuori dalla mangiatoia lasciamo sempre un sottovaso basso pieno d’acqua con una pietra dentro per evitare che venga capovolto.

Le crocchette secche si conservano per 3-4 giorni fuori all’umidita’ poi se non vengono mangiate bisogna sostituirle.

Noi di solito consigliamo di usare una marca di crocchette per gattini, cioe’ di piccola pezzatura, in modo che siano piu’ facili da masticare. Scegliete sempre delle marche di buona qualità se possibile per non creare problemi epatici e digestivi ai ricci.

Si possono aggiungere alla dieta sopraindicata anche uova sode, ogni tanto, carne di pollo bollita senza condimenti, carne tritata scottata, qualche pezzo di mela, pera (da evitare la frutta troppo zuccherina come le banane).

CI SONO ALCUNI ALIMENTI ASSOLUTAMENTE DA EVITARE:

-IL LATTE DI MUCCA (sia i ricci lattanti che quelli adulti non lo digeriscono e possono morire di indigestione e pancia gonfia)

-IL PANE, che forma una massa stopposa che puo’ rimanere conficcata nella gola.

-LA FRUTTA SECCA, tipo noci, nocciole, mandorle (tossiche), uva passa, ecc., perché puo’ rimanere conficcata nella gola e nel palato.

Da evitare anche di dare LE CAMOLE DELA FARINA E DEL MIELE, perché possono creare uno squilibrio metabolico del calcio con conseguenti assottigliamento e deformazione delle ossa che possono addirittura fratturarsi. Spesso vengono utilizzate per stimolare il riccio a cacciare le prede vive. In ogni caso le camole vanno date in piccole quantità. I ricci ne sono ghiotti e se si abituano si corre il rischio che non mangino più nient’alto.

Lasciare del cibo ai ricci è un modo utile per aiutarli. Spesso si trovano in difficoltà come all’inizio della primavera, quando si sono appena svegliati dal letargo e sono molto debilitati. Oppure in estate quando l’acqua e gli insetti scarseggiano e ancora in autunno quando molti di loro sono sottopeso e non trovano più insetti.

CUCCIOLATE TARDIVE IN AUTUNNO

Un cucciolo recuperato nel mese di novembre. Si può facilmente notare la sua taglia minuscola e il suo evidente stato di magrezza.

Il riscaldamento globale sta’ causando gravissimi problemi agli animali selvatici.

La stagione riproduttiva dei ricci si è in questi ultimi due decenni dilatata fino all’inizio dell’autunno. Fa molto più caldo e le femmine danno alla luce una seconda cucciolata verso fine agosto e settembre. I piccoli che nascono in questo periodo non hanno più a disposizione una quantità sufficiente di insetti, la loro dieta base, per acquisire un peso sufficiente per andare in letargo e superare l’inverno.

In base alle linee guida degli esperti del settore, il peso minimo per andare in letargo dovrebbe essere di almeno 600 grammi.

E’ inoltre molto importante tenere in considerazione lo stato di magrezza dell’animale, che viene valutato dal rapporto tra la circonferenza trasversale e quella longitudinale dell’animale quando è appallottolato (indice di Bunnel).

In pratica piu’ l’animale ha una silhouette arrotondata piu’ e’ in buone condizioni di ingrassamento ( per capirci, dalla forma di un uovo a quella di una palla).

Più il riccio è denutrito invece più la sua sagoma, quando è appallottolato, diventa stretta e lunga, tipo pallone da rugby.

Quest’anno, più degli anni passati, abbiamo riscontrato un numero elevato di cuccioli ancora svegli ed attivi in tardo autunno e addirittura in pieno inverno. Il loro peso spesso non raggiunge nemmeno i 500 grammi. La loro speranza di sopravvivenza e’ scarsissima. Molti di loro sono gravemente ammalati. Spesso all’esame microscopico delle feci troviamo un carico molto elevato di parassiti polmonari e intestinali, Capillaria e Crenosoma. Tali parassiti causano gravi forme di broncopolmonite e di enterite, che sono in molti casi fatali se non prontamente curate.

Queste infestazioni massicce sono causate dal fatto che i cuccioli in autunno per sopperire alla scarsità di insetti si trovano costretti a cibarsi di lumache e lumaconi in quantità nettamente superiore alle loro abitudini.

Le lumache e i lumaconi sono vettori dei parassiti sopracitati.

Si ritiene che il 90 % dei ricci nati in autunno non vivra’ a lungo per vedere la primavera successiva. La maggior parte di loro e’ destinata a morire di fame e di malattia.

Noi possiamo dare una mano concreta, direi decisiva, se recuperiamo questi cuccioli.

Eccovi alcune indicazioni di base da seguire quando si trova un piccolo riccio in tardo autunno:

  1. Se di peso inferiore ai 500 grammi, va subito recuperato e portato ad un centro di di fauna selvatica, dove sarà tenuto al caldo per tutto l’inverno (temperatura sopra i 18 gradi C), ben nutrito, sverminato, per poi essere liberato con un buon peso (almeno 700-800 grammi), la primavera successiva.
  2. Se di peso tra i 500 e i 600 grammi, bisogna sentire il parere di un esperto e decidere valutando le sue condizioni fisiche, l’ambiente in cui vive e il clima.
  3. sopra i 600 grammi si puo’ lasciare stare in natura, fornendogli pero’ del cibo tutte le sere, una ciotola piena di crocchette per gattini e una piena d’acqua.
  4. Vanno recuperati tutti i ricci sopra i 600 grammi se sono molto magri, se ammalati, feriti o infestati da tante zecche e parassiti esterni. Se li vediamo fermi e barcollanti durante il giorno significa che sono in difficoltà e vanno soccorsi subito. (sono animali notturni e quindi di solito iniziano ad uscire dalla tana al tramonto e rientrano all’alba).

Il valore di riferimento del peso, 600 grammi, dipende della latitudine a cui vive il riccio.

Per un animale che vive nel sud dell’Italia, il peso necessario per il letargo può essere un pochino più basso, almeno 550 indicativo.

Consigliamo di lasciare sempre un po’ di cibo per tutto l’inverno, all’interno di una mangiatoia, in modo da impedire l’accesso a cani e gatti.